/ INTRODUZIONE
Come forse sapete, in Piksel ci occupiamo di IA. O meglio alcuni progetti aziendali sono focalizzati sull’IA.
Nel mio caso, è da circa un anno che ho iniziato ad usare un approccio di tipo “Documentation as a context“: sto esplorando vari strumenti per migliorare il tipo di codice e la sicurezza dei nostri applicativi.
Da quando ho iniziato ad usare questi strumenti, ho sentito però il bisogno di studiare, di leggere qualcosa di “impegnato“. Uso questo termine, proprio perché ero stufo dei soliti post su Linkedin che flexano su “come si moltiplica x5 il fatturato usando Claude” e altre cose del genere.
Da millenial “anfibio” (ovvero non nativo digitale) sono tornato per qualche giorno a fare come negli anni 90′. Eh sì, nel 1998 io studiavo su libri come questo, sembra passato un secolo, i libri esistono ancora sì…ma si legge sempre meno!
E così, da studente nostalgico sono andato in libreria e ho acquistato due pubblicazioni. La prima di esse, oggetto di questa recensione è “La differenza fondamentale” di Luciano Floridi. Un filosofo, ricercatore e professore universitario.

Questa lettura è stata anche una buona occasione per cercare di stare lontano dallo smartphone, ho portato il libro con me in montagna e in treno. E oggi finalmente ho concluso la lettura durante il viaggio verso l’ufficio di Milano.
In generale ho trovato il testo molto scorrevole, e da subito ho sospettato che fosse stato scritto con l’uso di supervisione IA. Ne ho avuto conferma a posteriori, e ho scoperto che l’approccio usato dall’autore viene definito “Distant Writing”.
/ IL LIBRO
Quindi veniamo al libro.
La lettura è piacevole e lo stile è estremamente bilanciato (merito dell’IA secondo me).
Viene finalmente spiegata in modo dettagliato la bolla del settore IA, e di cosa la accomuna alle altre bolle passate alla storia (dot.com, real-estate cinese, mutui subprime, etc…).
Si evidenzia anche la grande necessità di politiche europeee in questo ambito. Qui in Europa siamo indietro, ma grazie al libro ho scoperto che ci sono molte iniziative di modelli IA europei e di policy comunitarie.
La parte che ho trovato più stimolante è stata quella che spiega cos’è un “ectipo“.
In generale il concetto di cultura del “proxy”, trattato nell’ultimo capitolo, mi ha direttamente portato a ripensare ai grandi temi di Philip K. Dick: le simulazioni, gli animali da compagnia robot, il modulatore d’umore Penfield.
Il capitolo 15 è stato per me il più difficile. Non avendo una buona cultura generale in ambito filosofico, ho avuto difficoltà a districarmi fra le citazioni e i ragionamenti relativi ai maggiori autori classici.
/ CONCLUSIONE
“La Differenza Fondamentale” è una lettura che raccomando, ma che abbinerei ad Antifragile di Taleb.
Infatti credo che questo libro sia un po’ troppo “accademico”, non con una accezione negativa, ma molto lineare e corretto, poco divergente nelle conclusioni. Essendo un libro di divulgazione, spiega la fragilità dell’IA soltanto nel capitolo della bolla e nei modelli. Ma non spiega ciò che in Antifragile invece è cristallino: il modello di Cloud e IA proposto dagli OTT è estremamente fragile e ci proietta in una dimensione di dipendenza e vulnerabilità verso i cigni neri.
La mia proposta per il nostro settore è duplice:
- Cercare di avere il controllo dell’hardware. Avere delle soluzioni “bare metal” per il cliente, uscire dalla logica del cloud a tutti i costi (che spesso sono costi alti).
- Scrivere il proprio codice in modo creativo, lavorare con framework innovativi ma non mainstream (come per esempio Py4web). Evitare di “regalare” la propria codebase a Claude (che ieri è stato down su tutto il pianeta) o a Gemini e simili. Puntare sulla conoscenza delle IA/agenti ma essere attori attivi, non passivi.

Web Developer, Piksel